In vista della votazione cantonale dell’8 marzo sull’iniziativa popolare legislativa del Movimento per il Socialismo (MPS) «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!», si è presentato oggi il Comitato “NO all’inutile e pericolosa iniziativa dell’MPS”: le ragioni per opporsi alla pericolosa iniziativa sono molte, mentre i vantaggi sono assolutamente nulli.
L’iniziativa lanciata dal movimento di estrema sinistra MPS – nonostante un titolo accattivante – introduce un sistema di controllo del mercato del lavoro sproporzionato, invasivo e privo di reali benefici per i salari, fondandosi sull’assunto errato che una larga parte dei datori di lavoro ticinesi non rispetti le leggi vigenti.
«È difficile non vedere questa votazione come un banco di prova per capire se i Ticinesi si lasceranno trarre in inganno da un titolo che mai come questa volta è disallineato dal contenuto», ha dichiarato Nicoletta Casanova, presidente di AITI, sottolineando come l’iniziativa preveda un massiccio aumento dei controlli senza alcun effetto concreto sui salari.
Nel merito, l’iniziativa MPS chiede di potenziare drasticamente l’Ispettorato del lavoro, arrivando a un ispettore ogni 5’000 persone attive, e di imporre la notifica sistematica di tutti i contratti di lavoro, inclusi quelli già in essere. Un apparato che ignora la realtà ticinese, dove i controlli sono già oggi nettamente superiori alla media nazionale. «In Ticino viene controllato circa il 30% dei lavoratori, a fronte di un obiettivo nazionale fissato tra il 3 e il 5%», ha ricordato Alessandro Speziali, presidente del PLR, aggiungendo che ulteriori aumenti degli effettivi non migliorerebbero l’efficacia dei controlli, mentre la digitalizzazione rappresenterebbe una strada molto più sensata.
Dal canto suo, Fiorenzo Dadò, presidente de Il Centro, ha messo in guardia contro lo svilimento del partenariato sociale: «Il controllo del mercato del lavoro in Ticino funziona grazie alla collaborazione tra ispettorato, commissioni paritetiche e tripartite. Tutto possiamo dire tranne che la sorveglianza non funzioni».
I dati ufficiali mostrano inoltre che le infrazioni riscontrate sono poche e nella maggioranza dei casi di lieve entità. «Nel 2024 le violazioni del salario minimo sono state riscontrate in percentuali molto contenute e quasi sempre per errori di calcolo», ha spiegato Andrea Censi, deputato della Lega dei Ticinesi, parlando di una proposta che «butta solo fumo negli occhi».
Un altro elemento centrale è quello dei costi. Raide Bassi, deputata UDC, ha denunciato «oltre 18,5 milioni di franchi annui di nuovi costi del personale, in una situazione finanziaria già critica», aggiungendo che il sistema proposto trasformerebbe lo Stato in un «Grande fratello» con accesso generalizzato ai dati salariali. Inoltre anche il nuovo e burocratico ufficio delegato al controllo della parità salariale – composto dal sole ispettrici – non avrebbe alcuno strumento per combattere eventuali disparità. Questo compito è delegato ad istanze federali.
Anche le imprese sarebbero fortemente penalizzate. «L’iniziativa obbligherebbe a notificare ogni anno oltre 300’000 contratti di lavoro e a riscriverli a ogni adeguamento salariale», ha spiegato Cristina Maderni, vicepresidente Cc-Ti, parlando di un vero e proprio «salasso amministrativo per Stato e aziende».
In conclusione, Andrea Gehri, presidente della Cc-Ti, ha ribadito che il sistema proposto «rappresenta un unicum negativo a livello svizzero ed estero» e rischia di compromettere investimenti, posti di lavoro e benessere. «I controlli in Ticino sono già tra i più elevati del Paese e funzionano grazie al lavoro congiunto dei partner sociali».
Il Comitato «NO all’inutile e pericolosa iniziativa dell’MPS», nonché PLR, UDC, Lega, Il Centro, le associazioni economiche, il Consiglio di Stato e una nettissima maggioranza in Gran Consiglio invitano la popolazione ticinese a respingere senza esitazioni l’assurda iniziativa MPS e a non lasciarsi ingannare da quella che è stata definita «una delle proposte più fuorvianti degli ultimi anni».
