L’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora” si presenta come una soluzione al dumping salariale, ma in realtà costruisce un gigantesco mostro burocratico destinato a soffocare imprese e amministrazione senza portare alcun beneficio concreto ai lavoratori. Le critiche raccolte nel fronte contrario sono chiare: la proposta parte da un presupposto falso, ovvero che il Ticino sia popolato da datori di lavoro disonesti. Ma i fatti dimostrano il contrario: il Cantone controlla già fino a dieci volte più degli altri Cantoni, e le infrazioni rilevate sono pochissime, spesso semplici errori tecnici.
Nonostante questo, l’iniziativa vuole introdurre l’obbligo di notificare ogni contratto, ogni modifica, ogni cessazione, creando un sistema di sorveglianza totale che trasformerebbe lo Stato in una sorta di “grande fratello” del lavoro. Un apparato invasivo rischia di minare la fiducia tra cittadini, aziende e autorità, aprendo allo Stato l’accesso a tutti i dati salariali del Cantone. Sul fronte dei costi, l’iniziativa è un salto nel buio: per applicarla servirebbero oltre 160 nuovi funzionari e 18,5 milioni di franchi all’anno secondo le stime del Governo. Una cifra enorme che andrebbe ad aggravare finanze cantonali già fragili, senza alcuna ricaduta positiva sui salari dei lavoratori. Tutti questi controlli non alzerebbero di un solo franco le retribuzioni, ma creerebbero solo “svantaggi” e un apparato inutile e pesante.
Il tessuto economico ticinese, fatto di moltissime piccole e medie imprese, verrebbe schiacciato sotto oneri amministrativi inutili e soffocanti. Un simile aggravio rischierebbe di scoraggiare investimenti e far fuggire aziende, con conseguenze dirette sull’occupazione locale. E tutto questo per un sistema che sarebbe un unicum in Svizzera, senza alcuna garanzia di efficacia contro il dumping: “Tanta carta, tanto spreco. E nulla in cambio”.
In definitiva, l’iniziativa non aumenta i salari, non migliora le condizioni dei lavoratori e non risolve i problemi che dice di voler affrontare. Crea solo costi, ritardi, duplicazioni e burocrazia. Un progetto estremista e inefficiente che va respinto.
Moreno Colombo, Presidente UDC Morbio Inferiore
