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Misure sproporzionate e inefficaci

Feb 25, 2026

Il prossimo 8 marzo il popolo ticinese sarà chiamato ad esprimersi su diversi temi, tra cui, a livello cantonale, l’iniziativa «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale! ». L’iniziativa chiede l’elaborazione di una legge cantonale che crei un massiccio controllo del mercato del lavoro attraverso una serie di misure: la registrazione annuale di tutti i dati relativi ai rapporti di lavoro in vigore, così come quelli nuovi o sciolti nel corso dell’anno (circa 300.000 contratti); il potenziamento dell’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’istituzione al suo interno di una sezione responsabile dell’esecuzione della legge sulla parità dei sessi; l’allestimento e la pubblicazione di una statistica annuale sui contratti di lavoro e sui salari esistenti in Ticino. L’obiettivo prefissato – la lotta contro i salari è condivisibile; tuttavia, l’iniziativa risulta sproporzionata e inefficace negli strumenti proposti, senza apportare alcun reale beneficio alle lavoratrici e ai lavoratori e, anzi, generando effetti controproducenti.

In primo luogo, il nostro Cantone dovrebbe creare un apparato ispettivo enorme e costoso. Per adempiere ai compiti richiesti occorrerebbe un ulteriore forte potenziamento dell’Ufficio dell’ispettorato del lavoro, con una spesa ricorrente annua molto importante stimata in oltre 18 milioni di franchi e questo in un periodo in cui lo Stato deve far fronte a sfide rilevanti sul fronte delle finanze. Occorre inoltre sottolineare che già oggi il Ticino è il Cantone con il più alto tasso di verifiche della Svizzera: nei settori senza contratti collettivi di lavoro si controlla tra il 25% e il 30% delle aziende a fronte di un obiettivo nazionale del 3–5%. Aggiungere ulteriori controlli non porterà a sostenere i livelli salariali nel nostro Cantone, ma genererà più costi e burocrazia, sia per lo Stato che per le imprese.

Un altro punto sensibile riguarda le conseguenze dell’iniziativa sull occupazione e sulle aziende, soprattutto sulle piccole e medie imprese che rappresentano la colonna portante della nostra economia. L’onere richiesto dall’iniziativa è sproporzionato: tutti i datori di lavoro dovranno trasmettere allo Stato ogni nuovo contratto, ogni cessazione e l’aggiornamento annuale di tutti i rapporti di lavoro. Approvare l iniziativa significa rendere il nostro Cantone poco attrattivo per fare impresa, mettendo a rischio numerosi posti di lavoro con conseguenze negative per l occupazione in Ticino.

In conclusione, introdurre misure sproporzionate e inefficaci nuoce alle lavoratrici e ai lavoratori, ha un costo molto elevato per lo Stato e le aziende, indebolisce il partenariato sociale e mette a rischio numerosi posti di lavoro. A salvaguardia della nostra economia e dell occupazione in Ticino votiamo un chiaro e convinto «no» il prossimo 8 marzo.

Christian Vitta, Consigliere di Stato