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Le evidenze non giustificano nuove misure

Feb 25, 2026

Il Ticino dispone già oggi di un sistema di vigilanza tra i più rigorosi dell’intero Paese. Le verifiche condotte sul mercato del lavoro raggiungono livelli superiori di dieci volte rispetto agli standard federali: tra il 25% e il 30% delle aziende vengono controllate ogni anno, mentre a livello nazionale l’obiettivo si colloca tra il 3% e il 5%. Questo dato, da solo, evidenzia quanto il nostro Cantone sia già particolarmente attento alla qualità delle condizioni lavorative e al rispetto delle norme. Le analisi disponibili confermano che la grande maggioranza delle imprese opera correttamente. Le infrazioni rilevate sono poche, circoscritte e quasi sempre riconducibili a semplici imprecisioni amministrative o di calcolo, non a comportamenti intenzionali.

Non emergono elementi che indichino un mercato del lavoro fuori controllo o privo di strumenti di tutela efficaci. Per contro, le dinamiche aziendali, è evidente l’importanza di un sistema che garantisca regole chiare e controlli proporzionati. Il Ticino ha investito molto negli ultimi anni per rafforzare la struttura ispettiva e coordinare le attività con i partner sociali, ottenendo un livello di monitoraggio che non ha eguali sul territorio nazionale. Alla luce di tutto ciò, introdurre ulteriori obblighi generalizzati, nuove strutture e una raccolta massiva di dati non trova riscontro in una necessità reale. Il quadro attuale è solido, funziona e garantisce già un presidio approfondito sulle condizioni di lavoro. Le evidenze mostrano chiaramente che un nuovo apparato di controllo non risponderebbe a un’esigenza concreta, ma rischierebbe di complicare un sistema efficiente senza apportare benefici aggiuntivi e aumentando per contro gli oneri e le spese delle aziende. E costerebbe oltre 18 milioni di franchi.

Renato Scarpella, presidente Asfms