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I valori di stima vanno neutralizzati: sì all’iniziativa il prossimo 14 giugno

Mag 20, 2026

L’aumento dei valori di stima degli immobili crea un’illusione: quella di una ricchezza che esiste solo sulla carta. In realtà, per molti cittadini nulla cambia dal punto di vista concreto. Il reddito non aumenta, il conto in banca resta lo stesso, ma sulla carta il patrimonio cresce. È una ricchezza teorica, che non si può spendere e non migliora la capacità finanziaria reale. Eppure, questo aggiornamento tecnico ha conseguenze molto concrete. Valori di stima più elevati significano automaticamente più imposte sul patrimonio e, in molti casi, una riduzione o perdita di prestazioni sociali come sussidi o aiuti. Il risultato è paradossale: si viene considerati più “ricchi” e quindi meno bisognosi di sostegno, senza che la situazione economica sia davvero cambiata.  Si tratta di un effetto distorsivo che colpisce soprattutto il ceto medio e gli anziani, spesso proprietari della propria abitazione ma con risorse limitate. Non si può chiedere a queste persone di pagare più tasse semplicemente perché il valore teorico della loro casa è aumentato. È proprio per questo che diventa fondamentale neutralizzare l’effetto fiscale di questi aggiornamenti. L’adeguamento delle stime è un’operazione tecnica necessaria, ma non deve trasformarsi automaticamente in un aumento del carico fiscale o in una riduzione delle prestazioni sociali.  I cittadini devono essere tassati in base alla loro reale capacità economica, non a valori teorici. Se non si procede alla neutralizzazione, si penalizza chi ha costruito nel tempo il proprio patrimonio. Neutralizzare questi effetti significa ristabilire buon senso e giustizia, evitando che un semplice aggiornamento amministrativo si traduca in un aggravio concreto per tutti.

Nicola Bagnovini, Direttore SSIC Sezione Ticino