L’Associazione industrie ticinesi (AITI) e la Camera di commercio dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) esprimono profonda preoccupazione in merito alle misure presentate dal Consiglio di Stato per l’attuazione delle iniziative sulle casse malate. Manca una visione d’insieme, mentre urgono riforme in materia di sanità.
Le associazioni comprendono la difficoltà del Governo nel gestire una situazione finanziaria precaria e nel dare seguito a decisioni popolari che comportano oneri rilevanti. Proprio per questo motivo, le soluzioni da adottare devono essere solide, sostenibili e inserite in una visione chiara e a lungo termine, che dalle proposte formulate oggi non emerge.
In particolare, non vi è alcuna indicazione concreta su come si intenda finanziare le iniziative nella loro fase a regime. Questo elemento è centrale e non può essere rimandato. Per le associazioni economiche, pur nel massimo rispetto del voto popolare, è imprescindibile che ogni iniziativa trovi una copertura finanziaria credibile prima di essere applicata, nel pieno rispetto dell’articolo 34bis della Costituzione cantonale.
La Cc-Ti e AITI ribadiscono inoltre la loro contrarietà a qualsiasi aumento delle imposte – come la volontà popolare negli ultimi anni ha confermato a più riprese – tanto più se non contestualizzate in un concetto di finanziamento completo. Un ulteriore aggravio fiscale non è una soluzione sostenibile e rischia di indebolire il tessuto economico cantonale in un contesto già turbolento. Qualora si dovesse procedere in questa direzione, le due associazioni sono pronte a sostenere eventuali promotori di campagne referendarie.
Tra le note positive, si rileva la scelta del Governo di rivedere il metodo di calcolo dell’incidenza del 10% dei premi di cassa malati, passando dal Premio Medio di Riferimento al premio medio effettivamente pagato. Si tratta di un adeguamento che avvicina il modello alla realtà e contribuisce a rendere più mirato ed efficiente l’intervento, riducendone al contempo l’impatto complessivo.
Ciononostante, si impongono ulteriori riflessioni, in particolare sull’urgenza della riforma del sistema RIPAM, come richiesto da una mozione interpartitica pendente, adattando il calcolo dei sussidi alla reale capacità lavorativa dell’assicurato e non unicamente al reddito effettivo. Allo stesso modo, si ritiene fondamentale introdurre l’obbligo ai beneficiari di sussidi di scegliere la cassa malati più conveniente, misura che permetterebbe di generare margini di risparmio concreti.
Resta infine ancora sottaciuto il problema principale: il costo della sanità. Il Ticino è oramai diventato il cantone con la spesa sanitaria più elevata della Svizzera, con circa 6’000 franchi pro capite. Di fronte a questi dati riteniamo più che mai fondamentale non agire sui sintomi ma non sulle cause profonde di costi che, senza contromisure incisive, cresceranno esponenzialmente anche nei prossimi anni. È necessaria una svolta coraggiosa per risanare il sistema. In tal senso si auspica una presa di coscienza anche da parte dei partiti affinché mostrino quel coraggio che serve per gestire situazioni di squilibrio finanziario dannose per il nostro Cantone, accantonando i singoli interessi elettorali e preoccupandosi del bene comune.
Il Cantone merita più che mai di una visione chiara e di riforme incisive. Proseguire con soluzioni temporanee significa solo rimandare e aggravare il problema: è ora di affrontare la malattia, e non più solo i sintomi. L’economia è pronta a fornire il proprio contributo costruttivo.
